Renato Miracco 1/5
 

“.Gli angeli(dicono) spesso non sanno se vanno
tra i vivi o tra i morti. L’eterna corrente
trascina attraverso entrambi i regni ogni età,
sempre con sé, ed entrambi sovrasta con il suo suono.”

(Rainer Maria Rilke, Elegie  duinesi,1911)

Quasi mai decido di scrivere e commentare opere di Artisti contemporanei.

Da storico d’arte e non critico, e ci tengo moltissimo alla distinzione,  ho sempre bisogno di spazio temporale, di distanza emotiva per “vederci chiaro”, per acquisire quel”terzo occhio ” che è difficile  avere  nella “contemporaneità”.

Ho accettato  perché  ho cominciato a conoscere lentamente Luca (ricordo ancora la prima volta quando timidamente ma orgogliosamente mi fece vedere i suoi lavori) ed è come se mi fossi messo in contatto con delle emozioni seppellite, che i suoi lavori mi avevano  suscitato e di cui lui era portatore.

La relazione tra l’artista e la sua opera  è talvolta facile da tracciare, altre volte meno, se non addirittura impossibile, ma e’ comunque ragionevole accettare che la creatività di un artista  affondi le radici nella sua personalità e nel carattere , e che la vita interiore e gli episodi della sua esistenza compartecipino dello sviluppo della sua arte.

Nell’avventura del “nervo ottico”, come Pierre Bonnard definiva l’arte del dipingere e dello scolpire, con una formula un po’ troppo positivista, uno degli aspetti essenziali , è la necessità nel Novecento di andare a ritroso, lungo i secoli e le civiltà, per recuperare, un gineceo primordiale, l’origine, la matrice ed elaborare una figurazione monumentale che sorga dalla superficie fratturata del fondo e rimanga ancorata ad esso.

Tutta l’estetica novecentesca occupa uno spazio intermedio tra la divinizzazione della forma e la sua demonizzazione, tra l’idolatria e l’iconoclastia con la creazione, talvolta( e sono i casi più riusciti), di un’immagine, di qualcosa di trascendente, che punta ad un mondo mai visto fatto di sentimento e di immaginazione.

E’ ed è questo il caso di Luca Zanchi.

La pulsione verso la trascendenza che sta alla base dell’estetica della forma non si arresta dinanzi alla bellezza della natura, ma vi è di più, l’arte e la scienza, con il linguaggio, il mito e la religione, sono riportabili ad una nozione comune, quella di  “forma simbolica”. 

 
 

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