Viviana Meschesi 1/3
 

Bello è assai tutto ciò che un poeta
scrive in stato di entusiasmo e agitato
da afflato divino”

Democrito

 

L’arte di Luca Zanchi e Valerie Honnart è senza dubbio un’arte pericolosa. Pericolosa poiché coraggiosa. Pericolosa poiché capace di svelare un rimosso della coscienza occidentale: la morte.

E la loro tanato-arte giunge ai limiti del razionale e si apre all’intuizione di quei non-luoghi dell’originario, alfa e omega dell’esistenza.

Attraverso un percorso articolato tra mitologia e religione i due artisti attingono  a tutta una serie di simbologie archetipali che hanno l’indubbio merito di facilitare il faticoso percorso “illuminante”, ma che allo stesso tempo si caricano, come strutture vuote, del portato di sensibilità e di originalità di questi due giovani artisti, già in possesso di una definita identità artistico-esistenziale.

Ma quello che certamente mi ha maggiormente colpita sono i densi riferimenti filosofici a cui le loro opere fanno riferimento.

Platone ci dice nella VII lettera: 

(Chi ama  la filosofia) continua bensì a dedicarsi alle sue occupazioni, ma si mantiene in ogni cosa e sempre fedele alla filosofia e a quel modo di vita quotidiana che meglio di ogni altro lo può rendere intelligente, di buona memoria, capace di ragionare in piena padronanza di se stesso”(340d 2-5).

Chi ha padronanza della forma, dell’habitus razionale, riesce a concludere con successo ogni intenzionalità. Ma questo non è appannaggio esclusivo del filosofo antico: anche l’artista ha padronanza della forma e traduce in intelligibilità l’interiorità. Non è un caso d’altronde che la filosofia nasca nell’intrecciarsi delle dimensioni di ςοφια(1) e μανία(2), in cui l’apertura al divino rimane elemento fondante. E se la ςοφια induce il filosofo-artista a sperimentare le sue capacità, la componente della μανία gli garantisce l’al di là, l’intuizione non formalizzabile fino in fondo e che è la scaturigine del θαυμαζειν(3), della meraviglia platonico-aristotelica che pone l’uomo alla ricerca della possibilità espressiva. 

Perché non è, questa mia, una scienza come tutte le altre:essa non si può in alcun modo comunicare, ma come fiamma si accende da fuoco che balza: nasce d’improvviso nell’anima dopo un lungo periodo di discussioni sull’argomento e una vita vissuta in comune(συνουσία).(341 c5-d2). 

 
 

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