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La fede di Valerie: nella prima stanza – il
ratto di Persefone- viene rappresentata la
dodicesima casa . La morte è soltanto una
apparizione. Ci ricorda i teschi marmorei che i
gesuiti solevano rappresentare sulle loro sepolture.
Non spaventa, quindi, chi pensa di non essere morto
in morte: i teschi sono forme, dove la trasparenza
del materiale che fa da supporto all’opera suppone e
rende la realtà visibile e corporea un mero
dettaglio.
La rappresentazione della morte si fa evanescente,
lieve: viene svuotata del peso che ha fuori e dentro
la coscienza dell’uomo, come se la fede facesse
evaporare la paura, e rendendo leggero quel che è
pesante, rendesse funzionale il tutto alla
accettazione di un unico disegno divino. E qui
Valerie incontra l’opera di Luca, incontra il mito
ed il superamento dello stesso nei misteri eleusini.
Il ratto di Persefone rappresenta nella sua discesa
all’ade, il momento vero della rinascita della vita.
Fede e mito superano l’idea della morte,
reinterpretandola come un passaggio che rende ogni
fine un inizio.
Ogni morte singola è una rinascita per l’umanità.
Rinascita che rende immortale la stirpe umana e
l’uomo stesso, laddove egli riesca a considerarsi
parte di un tutto uno, di un corpo unico, di un
essere solo.
Luca sostiene il mito: il corpo di Ade, in procinto
di rapire, è l’ineluttabilità di un destino comune:
è quanto sta dietro a tutto e a tutti, lasciando
che, al posto di Persefone l’osservatore immagini se
stesso, e rifletta su come la materia abbia un
destino segnato e limitato da un inizio e da una
fine.
Rifletta altresì sulla violenza della vita e della
natura, su uno stupro perpetrato nei confronti di un
corpo giovane e bello. Su ogni forma di interruzione
violenta e inaspettata.
Poiché la morte ama ogni essere ed ogni forma di
vita, l’agguato di Plutone Ade è soltanto il fuoco
della passione d’amore.
Non dimentichiamo che il mito si ripropone in forme
diverse: ci viene in mente Era, che obbliga Afrodite
a sposare Efesto, per unire il fuoco di lui con il
potere fecondativo di lei: è il matrimonio tra la
bellezza dell’arte, con la bellezza della natura.
Tornando alle opere: vedo una sorta di relazioni
perfette tra il bronzo ed il fuoco, il peso del
lavoro di Luca, la materia densa e gli atomi
strettamente legati della sua fusione, con
l’effimera, eterea, rarefatta leggerezza dell’opera
di Valerie: sono gli opposti nei quali si
ricostruisce l’unità.
Scrissi in un mio articolo sul ferro, in una rivista
di psicologia, che sono due le cose alle quali
l’uomo delega il suo concetto terreno di durata.
L’elemento più pesante, il metallo, e quello più
leggero, il pensiero. Con il metallo batti moneta e
trasmetti la ricchezza ai discendenti; costruisci
cannoni, navi, grattacieli. Tutte cose che sfidano
il tempo. Ma è il rarefatto pensiero, con le sue
particelle molto più effimere e volatili la materia
infinitamente più duratura, che porta in se
l’eternità. |
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