Alessandro d’Ercole 2/4
 

La fede di Valerie:  nella prima stanza – il ratto di Persefone- viene  rappresentata la dodicesima casa . La morte è soltanto una apparizione. Ci ricorda i teschi marmorei che i gesuiti solevano rappresentare sulle loro sepolture. Non spaventa, quindi, chi pensa di non essere morto in morte:  i teschi sono forme, dove la trasparenza del materiale che fa da supporto all’opera suppone e rende la realtà visibile e corporea un mero dettaglio.
La rappresentazione della morte si fa evanescente, lieve: viene svuotata del peso che ha fuori e dentro la coscienza dell’uomo, come se la fede facesse evaporare la paura, e rendendo leggero quel che è pesante, rendesse funzionale il tutto alla accettazione di un unico disegno divino. E qui Valerie incontra l’opera di Luca, incontra il mito ed il superamento dello stesso nei misteri eleusini. Il ratto di Persefone rappresenta nella sua discesa all’ade, il momento vero della rinascita della vita.

Fede e mito superano l’idea della morte, reinterpretandola come un passaggio che rende ogni fine un inizio.

Ogni morte singola è una rinascita per l’umanità. Rinascita che rende immortale la stirpe umana e l’uomo stesso, laddove egli riesca a considerarsi parte di un tutto uno, di un corpo unico, di un essere solo.

Luca sostiene il mito: il corpo di Ade, in procinto di rapire, è l’ineluttabilità di un destino comune: è quanto sta dietro a tutto e a tutti, lasciando che, al posto di Persefone l’osservatore immagini se stesso, e rifletta su come la materia abbia un destino segnato e limitato da un inizio e da una fine.
Rifletta altresì sulla violenza della vita e della natura, su uno stupro perpetrato nei confronti di un corpo giovane e bello. Su ogni forma di interruzione violenta e inaspettata.
Poiché la morte ama ogni essere ed ogni forma di vita, l’agguato di Plutone Ade è soltanto il fuoco della passione d’amore.
Non dimentichiamo che il mito si ripropone in forme diverse: ci viene in mente Era, che obbliga Afrodite a sposare Efesto,  per unire il fuoco di lui con il potere fecondativo di lei: è il matrimonio tra la bellezza dell’arte, con la bellezza della natura.
Tornando alle opere: vedo una sorta di  relazioni perfette tra il bronzo ed il fuoco, il peso del lavoro di Luca,  la materia  densa e gli atomi strettamente legati della sua fusione, con l’effimera, eterea, rarefatta leggerezza dell’opera di Valerie: sono gli opposti nei quali si ricostruisce l’unità.

Scrissi in un mio articolo sul ferro, in una rivista di psicologia, che sono due le cose alle quali l’uomo delega il suo concetto terreno di durata. L’elemento più pesante, il metallo, e quello più leggero, il  pensiero. Con il metallo batti moneta e trasmetti la  ricchezza ai discendenti; costruisci cannoni, navi, grattacieli. Tutte cose che sfidano il  tempo. Ma è il rarefatto pensiero, con le sue particelle molto più effimere e volatili la materia infinitamente più duratura, che porta in se l’eternità.  

 
 

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