Alessandro d’Ercole 1/4
 
 

Poiché la morte ama ogni essere ed ogni forma di vita,
l’agguato di Plutone Ade è soltanto il fuoco della passione d’amore...

 
 

Entrando nella chiesa di S.Maria del Popolo, a Roma, appare una iscrizione, che un gesuita ha lasciato, come epitaffio, a fronte del loculo dove eternamente riposa. Recita così: “ non ero vivo in vita; non sono morto in morte.
Il significato profondo ha  certo contenuti iniziatici, ma, quel che conta di più, sfugge a chi non fa della propria esistenza una palestra di esercizio per  affinare i propri sensi. Quei sensi che, secondo S.Ignazio, affinati da esercizi spirituali adeguati, debbono farci sublimare la realtà oggettiva, privilegiando il contatto con mondi soprasensibili, dove la materia corporea che ci avviluppa, perde il suo peso, trasformandosi in puro pensiero e coscienza, o spirito, o luce.  Il che è lo stesso, per chi, come il sottoscritto, non fa differenza tra forme di energia. E allora  l’onda si propaga: il suono di fondo, che è il cammino dell’universo, diviene  la matrice di tutto quanto è visibile ed invisibile, e la formula matematica dell’infinito di Godel viene percepita dalla mente, che pure non si confronta se non con il finito, secondo concetti binari e attraverso l’opposizione.
Sono sempre di più le menti che percepiscono il soprasensibile: c’è che  lo fa attraverso la scienza; chi attraverso la sofferenza che la vita impone a taluni più che ad altri; chi lo fa cercando il bello, creando l’opera che vuole essere perfetta, da offrire a Dio ed all’umanità in sostituzione  del sacrificio di un agnello o di un capretto: e tra questi artisti emergono coloro che cercano simbionicamente e sinergicamente che le loro forme d’arte e diverse modalità espressive, si sospingano vicendevolmente alla cerca della perfezione e di un metalinguaggio, che traduca, in forma esteticamente completa, l’anelito inarrivabile che pulsa nell’anima ed accende una fiamma di ricerca che l’illuminismo freddo della ragione non  basta  a spegnere. 

E questo è il contributo insostituibile della fede. 

Parlo dell’incontro e dell’opera unica di Valerie e Luca. Parlo di questa mostra, della quale scrivo come il risultato di questo incontro. Il mito di Luca: l’opera bronzea raffigura Ade in atto di ghermire, di rapire. Pregevole l’uso della tecnica e drammatico il movimento. Infiniti i significati. La mancata rappresentazione di Persefone lascia aperti molti spiragli di interpretazione, che soltanto la prosecuzione del percorso limita e circoscrive. Ma, come dirò in appresso questa rappresentazione della morte, che Ade raffigura, non è altro che l’inizio dell’opera al nero, dove Ade diviene il tramite, attraverso il ricorso alla mitologia, della rinascita alla vita attraverso il fuoco e l’amore.

 
 

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