La I stanza riflette sul concetto di
mortalità.
Essa comprende un bronzo di Ade 150 cm
x 140 cm , h175 cm
nell'atto di ghermire Persefone (
simboleggiata da brandelli di tessuto
bianco) e due trittici 180 cm x 160 cm,
tecnica mista su tela raffiguranti
l'oltretomba e le anime defunte.
La teofania del principio cosmico della
decomposizione, dell'aldilà,
dell'ombra e dell'Abisso si incarna nella
possenza e inesorabilità
di un Dio dal volto coperto.
Non un'identità
né
una intenzione personale si lascia
apertamente intravedere. La struttura della
scultura rivela solo una potenza e un atto,
ma null'altro.
Elementi meccanici quali ganci catene e
travi reticolari in ferro ossidato alludono
alla possibile presenza di un elemento
deterministico e impersonale.
Nel mito classico una voragine col suo
aprirsi rompe l'intatta orizzontalità
di un tempo che ignorava la possibilità
della propria stessa caducità,
e segna nel suo richiudersi il principio
dell'inverno, dell'avvizzire della natura,
apportando nella coscienza umana la presenza
di una nuova polarità
costituita da essere e non essere, esistenza
ed eternità.
Lungo una strada trafficata si
è
aperta la profondità
della terra. Cadendovi dentro colui il quale
si affrettava volgendo lo sguardo
all'orizzonte del proprio domani non può più
muovere a piacimento i propri passi verso la
realizzazione materiale di alcunché.
Apparentemente precluso da qualunque
realizzazione di sé,
incapace di risalire con le proprie forze e
nel timore di un inesorabile precipitare
ulteriore, sperimenta la frustrazione del
proprio desiderio, dal momento che nella
spazialità
e nella temporalità
il desiderio gettava la propria radice
profonda.
Un profondo terrore per il senso di
disintegrazione di sé
viene sperimentato intensamente.
La volontà
umana incontra ora una inoppugnabile e
sovrumana contrapposizione che per il
momento appare come un intervento limitante
e prevaricante, fisico, meccanico, segnato
dall'assenza di qualunque personalità
e volontà
proprie.
La I stanza medita dunque questo impatto
iniziale, momento in cui qualcosa
è
lacerato, come l'innocenza di Persefone, e
ancor prima di indagare la natura finale di
tale rapimento o la possibilità
di un'intenzione redentrice ad esso
soggiacente e di un suo ruolo provvidenziale
ci si ferma in questa stanza sul bordo di un
abisso imperscrutabile e misterioso, con
l'innocenza della ninfa rapita, o più
semplicemente di un bambino che non può e
non vuole accettare l' abbandono di ciò che
vuole amare e da cui vuole essere amato per
sempre.
Una impercettibile ma pienamente esperibile
cortina di incomunicabilità
sembra calare fra chi resta al di fuori e
chi
è
entrato in questa dimensione "altra", mentre
per entrambi si verifica l'esperienza della
mortalità
intesa nel duplice senso di mortalità
propria e mortalità
altrui, o, come possibilità,
di entrambe al contempo.
La memoria si stende attraverso le distese
di tempo e spazio a riparare e ridefinire i
contorni delle cose stabilendo una mutata
relazione che appare insufficiente ad
attutire la drammaticità
del distacco.
Su questo aspetto interpersonale della
mortalità
si sofferma appunto l'elaborazione dei
trittici.