L’arte
dell’assoluto.
Certa arte
è
da sempre attraversamento di campi di cui
spesso si ignorano i confini. Il libero
pensiero
spazia incurante dei muri che la
società
dei poteri ha eretto nei secoli a difesa
della conoscenza e l’artista
ha il merito di volare alto e ricondurre ad
una visione globale territori ristretti che,
nella loro specificità,
erano stati privati del senso di
appartenenza. Nulla vi
è
che non si ricolleghi al tutto e da esso
tragga ragion d’essere.
Nel tornare a considerare l’assoluto,
l’eterno
e l’infinito
l’arte
ci aiuta a ritrovare quel senso più
profondo della vita disperso oggi tra un
reality ed una vacanza acquistata a rate.
Tanto più
oggi, nell’era
della comunicazione globale, dove spazio e
tempo assumono dimensioni nuove, l’illuminazione
dell’arte
appare fondante. Ed
è
in questa direzione che si ascrive la
progettualità
di Luca Zanchi e Valerie Honnart il cui
operare artistico
è
in stretto collegamento a pensieri espressi
e sottesi, a culture e sentire diversi, ad
interrogazioni e percorsi che, ovunque
raccolti, scendono nel profondo per
ricercare la luce.
Un attraversamento di tecniche e modalità
espressive il loro che rende viva la
comunicazione di un pensiero capace di
risvegliare quel sentire comune che,
talvolta sopito, ci pone di fronte ad ogni
possibile interrogativo sulla nostra
esistenza.
Giuseppe Salerno, critico d’arte
e curatore